Una
Santa Domenica in Gesù Risorto - pben
DEDICAZIONE DELLA BASILICA DEL LATERANO (ROMA)
9 Novembre
2008 XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
ZELO
BUONO
Non
fate della casa del Padre mio
un luogo di mercato
(Gv 2,16)
Il mondo ha perso il senso del sacro,
non vede più la Presenza divina
nella vita e nella storia umana;
egli vive con mente e cuore profani.
L’uomo ha bisogno di salvezza,
non gli interessano eternità e cielo,
ma per non alienarsi, ha scolpito
divinità minori, idoletti di carta.
Cerca risposte immediate, soluzioni
pronte e sicure, così almeno promettono,
per risolvere i suoi problemi quotidiani
e sfuggire momentaneamente alla morte.
Se non trova risposte, le inventa;
è disposto perfino a farsi ibernare,
per rimandare all’infinito
le risposte vere ed eterne.
La paura della morte genera follie;
tutto viene strumentalizzato per sé:
famiglia, figli, vita sociale,
presente e futuro, lavoro e denaro.
Yahvè è Presenza nella storia,
si fa Verbo incarnato, per prendere
dimora in mezzo a noi, tenda di luce
per la nostra notte, ombra di giorno.
Gesù è stato offerto al Padre
per essere custode della sua casa;
oggi ritorna nel suo tempio, animato
dallo zelo buono, per ridare la vita.
I profanatori della casa di Dio
siamo tutti noi, quando non vediamo
Dio nella nostra vita e vogliamo
camminare nella storia senza di lui.
“La casa di Dio è la porta del cielo,
– dice Giacobbe – luogo terribile; il Signore
è in questo luogo e io non lo sapevo”.
Dove andare lontano dal tuo sguardo?
È proprio vero che Dio abita sulla terra?
Se uno lo prega e lo supplica
con le mani tese verso questo luogo,
Dio lo ascolta, perdona e interviene per lui.
Gesù passa e purifica dal male
il tempio del mio cuore vacillante,
per renderlo dimora santa di Dio,
in mezzo a questo mondo solitario.
Il mio corpo è tempio dello Spirito Santo:
egli abita in me, come a casa sua;
io sono dimora di Dio, perché mi ha fatto
come figlio di adozione, erede dell’eterno.
Gesù scaccia i mercanteggiatori
perché vuole onorare il Padre;
per questo demolisce i templi fatui
per riabitare nel tempio del mio cuore.
padrebenedetto 9, xi, 2008
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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 2,13-22
Si avvicinava
intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a
Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi,
pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti
fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra
il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e
ai venditori di colombe disse: «Portate via queste
cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di
mercato». I discepoli si ricordarono che sta scritto:
Lo zelo per la tua casa mi divora. Allora i Giudei
presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci
mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù:
«Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò
risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo
tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in
tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del
tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai
morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto
questo, e credettero alla Scrittura e alla parola
detta da Gesù.
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Meditazione del giorno:
Essere
una pietra viva
Noi tutti che crediamo in
Cristo Gesù, siamo chiamati «pietre vive» secondo
le parole della Scrittura : «Anche voi venite
impiegati come pietre vive per la costruzione di un
edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per
offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per
mezzo di Gesù Cristo» (1 P 2, 5).
In effetti, quando si tratta di pietre terrene,
sappiamo che si bada a porre in primo luogo nelle
fondazioni, le pietre più robuste, più resistenti
perché si possa porre, sopra, con fiducia, tutto
l'edificio. Le pietre impiegate in seguito, di
qualità un pò inferiore, sono poste accanto alle
pietre di fondazione : E così via a seconda della
resistenza delle pietre... fino al tetto. Occorre
comprendere che questo riguarda anche le pietre
vive, fra le quali alcune sono nelle fondazioni del
nostro edificio spirituale. E quali sono queste
pietre poste nelle fondazioni ? « Gli apostoli e i
profeti ». Tale è l'insegnamento di Paolo: «Edificati, dice, sopra il fondamento degli apostoli
e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo
stesso Cristo Gesù» (Ef 2, 20).
Per prepararti più attivamente, tu che mi ascolti,
alla costruzione di questo edificio, per essere una
pietra vicina al fondamento, devi sapere che lo
stesso Gesù è il fondamento dell'edificio che
descriviamo. È ciò che afferma l'apostolo Paolo : «Nessuno può porre un fondamento diverso da quello
che già si trova, che è Gesù Cristo» (1 Cor 3, 11).
Beati dunque coloro che hanno costruito edifici
religiosi e santi su quel nobilissimo fondamento !
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